Era il primo aprile del 2000. La Lazio veniva dal derby vinto contro la Roma ( 2-1 ) e la sfida con la Juventus era da dentro o fuori. Uno solo l'imperativo, uno solo il risultato da riportare nella capitale, ovvero la vittoria. Così fu, nessun laziale ha la facoltà di non ricordare o di non conoscere quella serata quando Diego Pablo Simeone volò in cielo e mise, di testa, il pallone nell'angoletto più imprendibile della porta difesa da Van Der Sar. Fu il gol vittoria, fu l'apoteosi nelle mura nemiche della vecchia signora quando a guidarla era il famoso trio Moggi-Bettega-Giraudo. 

Il tabellino del match


JUVENTUS: Van der Sar, Ferrara, Montero, Iuliano, A.Conte (77' Kovacevic), Tacchinardi (53' Zambrotta), Davids, Pessotto (76' Birindelli), Zidane, Del Piero, F.Inzaghi. A disposizione: Rampulla, Tudor, Bachini, Oliseh. Allenatore: Ancelotti.


LAZIO: Ballotta, Negro, Couto, Mihajlovic, Pancaro, Conceição, (56' Stankovic), Almeyda, Veron, Simeone, Nedved (77' Lombardo), S.Inzaghi (85' Ravanelli). A disposizione: Concetti, Gottardi, Sensini, Boksic. Allenatore: Eriksson.

Arbitro: Sig. Farina (Novi Ligure) - Guardalinee Sigg. Mazzei e Marano - Quarto uomo Sig. Farneti.

Marcatori: 66' Simeone.

L'iconica esultanza di Simeone

Quella sera tutta Italia, o quasi, era davanti alla tv per capire se la fenomenale Lazio di Eriksson poteva dare una spallata al solito potere juventino che dominava in quegli anni. Accadde, forse, quello che pochi si aspettavano: una Lazio cinica, pragmatica e feroce che si prese i tre punti con la prepotenza che apparteneva a quella Juventus. Icona di quella vittoria fu l'esultanza di Simeone, il suo grido e le braccia aperte, come a voler abbracciare tutto il popolo laziale per urlare che lo scudetto si poteva vincere. In realtà le esultanze sono due. La prima al momento del gol e la seconda a fine partita. Quando Simeone andò sotto il settore laziale ad esultare, indicando il numero tre con la mano, ovvero i punti che separavano la Lazio dalla Juventus. Il resto è storia e gloria.