Mister, lei continua a ripetere che non è ancora il momento di guardare la classifica. Al di là dei punti, però, la sfida di domani è una di quelle partite capaci di definire le reali prospettive e le ambizioni della sua squadra?

Domani è la settima giornata, dopo ne mancano 31: capisci che è riduttivo. Noi dobbiamo andare a Torino con la consapevolezza che giochiamo contro una grandissima squadra, una squadra che ha raccolto poco rispetto a quello che ha seminato. Però i ragazzi devono essere bravi: a me interessa il coraggio, interessa andare a fare una partita di mentalità, senza timori e senza paura.

Sulla carta sono più forti di noi, sì, però voglio vedere una squadra che va là, se la gioca e batte colpo su colpo. Dopo vedremo come andrà, ma se andiamo là con il "braccino" o cominciamo ad avere timore, non ci porta a nulla.

Il nostro percorso è quello di migliorare partita dopo partita. Stiamo facendo tante cose buone, ma dobbiamo ancora migliorare sotto tanti aspetti. Voglio vedere questo crescita, senza alcun timore e senza nessuna paura

Che tipo di squadra ti aspetti e poi al Gattuso ex giocatore allenatore che ricordi evoca la Juventus

Contro la juve ho perso 4 finali e vinta una sola... Però il passato rimane nella storia e non si può tornare indietro.

Domani giochiamo contro una squadra che può giocare a due, a tre o a quattro dietro; quest'anno hanno cambiato tanto, ma le difficoltà restano sempre le stesse. Se giocano a due davanti hanno due riferimenti; è una squadra che ha fatto 3-4 gol su cross, dove rientrano sistematicamente 3-4 giocatori in area, e sono pericolosissimi sui calci piazzati. È una squadra fisica, con velocità sugli esterni, e ruotano molto.

È per questo che ho detto che domani bisogna avere tanto coraggio: perché se andiamo là, ci mettiamo nel capanno e pensiamo "che Dio ce la mandi buona", non andiamo da nessuna parte. Bisogna fare le cose che sappiamo fare, andare forti, con grandissima intensità, e dopo vedremo. Sicuramente hanno le caratteristiche della grande squadra e, secondo me, sono una grande squadra

È un momento d'orgoglio per la Lazio, soprattutto considerando una classifica che alla vigilia pochi si aspettavano a questo punto dell'andata. Per fare risultato a Torino serviranno di nuovo coraggio, aggressività e bel gioco: è questa la formula su cui sta insistendo e si sente di poterla replicare anche contro la Juve?

Prima ancora di pensare a fare blocco difensivo, bisogna ragionare in maniera diversa: quando si va ad attaccare, ci si va con coraggio, senza alcun problema. Poi dipende dalle zone di campo, possiamo anche fare scelte differenti, ma la cosa importante è che, anche quando ci dobbiamo ricompattare per difendere, dobbiamo essere pronti a 'pizzicare' e accorciare in avanti. Se lasciamo la palla scoperta, per la qualità e il tipo di gioco che hanno, ci mettono subito in difficoltà. Ci può stare che in certi momenti ci si debba rintanare nel capanno, ma sempre con grande mentalità e con una grandissima voglia

Ha detto che la Juve è più forte: in settimana ha lavorato soprattutto sulla tenuta mentale per affrontarla?

In settimana abbiamo lavorato sodo e alzato il minutaggio del lavoro in campo per aumentare i giri del motore. A questa squadra non si può dire nulla sulla serietà e sulla partecipazione, ma abbiamo il dovere di spingere ancora di più. Se sbagli qualcosa contro squadre che giocano sui riferimenti, ti esponi a campo aperto e rischi. Dobbiamo leggere meglio le situazioni: è quello che ho detto dopo la gara con il Monza. L'ho rivista due o tre volte e il problema è sempre lì: a volte ci addormentiamo e non andiamo sulle preventive. Contro il Monza eravamo in 4 o 5 contro 2 dei loro, ma quei due prendevano palla e facevano salire la squadra, costringendoci a correre all'indietro per 50 metri a campo aperto. È proprio su questo aspetto che dobbiamo assolutamente migliorare.

Ha pensato di accorciare la squadra per questa partita? E quanto la sta sorprendendo Belahyane?

Tutti i giocatori stanno facendo esattamente quello che devono fare. Io dico sempre che il calcio moderno è cambiato: quando ho iniziato io nel '97 ai Glasgow Rangers, in panchina c'erano tre giocatori e spesso non si portava nemmeno il secondo portiere — e parlo del 1997, non del 1950! C'erano un difensore, un centrocampista e un attaccante, e prima delle grandi partite l'allenatore decideva se portare il portiere lasciando fuori uno dei tre. Poi ho giocato per tantissimi anni con tre sostituzioni, mentre oggi con i cinque cambi hai la possibilità di inserire cinque giocatori di movimento: significa che il 50% dei calciatori di campo può entrare e farti vincere le partite. Ci sono dati incredibili su questo, ed è per questo che il calcio è cambiato. I giocatori devono farsi trovare sempre pronti, perché possono incidere in qualsiasi momento: che siano 10 minuti, un quarto d'ora, venti o cinquanta. Tutto quello che stanno facendo bene quei ragazzi che l'anno scorso trovavano poco spazio è merito loro, perché stanno spingendo al massimo in allenamento e si sono fatti trovare pronti. Ho raccontato ad esempio di Belahyane: all'inizio faceva fatica e nello spogliatoio si scusava con me, ma gli ho detto che non si doveva scusare di niente. Piano piano, step by step, con la passione e con la voglia si può fare tutto. La bravura è stata la sua, così come quella di tutti gli altri giocatori che l'anno scorso hanno avuto poco minutaggio e quest'anno stanno giocando da protagonisti


Mister, lei ha spesso sottolineato come a volte il suo lavoro venga giudicato in modo superficiale. Si augura che questo percorso alla Lazio possa finalmente far ricredere l'opinione pubblica e dare il giusto valore alle sue capacità da allenatore?

A un certo punto, pure su questa roba qui diventa stucchevole. Se io avessi dovuto ascoltare tutte le persone che mi hanno giudicato nei 17 anni in cui ho giocato a calcio, avrei fatto un quarto della carriera che ho fatto. Non posso piacere a tutti, però l'importante è essere onesti, e secondo me in tutti questi anni con me non sono stati onesti. Ma non lo dico per fare il piagnisteo, è un dato di fatto, sono i numeri. Dopotutto, se uno deve giudicare solo da chi vince, alla fine vince uno solo: la Coppa Italia la vince una squadra, il campionato lo vince una squadra... Bisognerebbe valutare il lavoro che uno ha fatto in questi anni. Io però non ci posso fare nulla: devo solo continuare a lavorare. Ringraziando Dio non mi manca nulla, non ho sperperato, ma lavoro perché ho passione, perché mi piace e non so stare a casa. Il gioco del calcio mi fa venire ancora il formicolio nello stomaco, e dopo due o tre mesi che sto a casa mi manca maledettamente. Lo faccio perché è la mia vita e, sinceramente, mi piace persino di più fare questo mestiere rispetto a quando giocavo: lo sento più mio. Però va bene così: nella vita bisogna dimostrare qualcosa tutti i giorni. Non è che perché adesso sto facendo bene non arriveranno momenti negativi; arriveranno delle "legnate nel muso", ed è giusto accettarle, andare avanti e migliorarsi anno dopo anno. Oggi sono sicuramente un allenatore diverso rispetto a quando ho iniziato dodici anni fa: sono migliorato, ho più conoscenze, ma c'è sempre da imparare. Ci sono tanti colleghi che ogni anno si inventano e propongono cose diverse, ed è per questo che bisogna stare sempre aggiornati, studiare e trovare nuove soluzioni. Ogni anno è un anno diverso.

Mister, pochissime squadre al mondo riescono a tenere ritmi altissimi per 90 minuti. Lei ha ammesso che questa Lazio fa più fatica quando prova a gestire il risultato: qual è il compromesso per imparare a 'gestire giocando', senza perdere l'identità offensiva durante i vari momenti della gara?

E non dobbiamo cominciare a giocare linea su linea, facendo passaggini di un metro senza senso. Dopo l’angolo, nel giro di 40 secondi abbiamo preso gol, ma da quel momento abbiamo iniziato a giocare: abbiamo recuperato 4-5 palloni in uscita, costruendo e cercando la giocata in verticale, anche senza Zaccagni. Dobbiamo evitare di ricadere in questi errori.

L’occupazione degli spazi è fondamentale: dobbiamo migliorare sia in fase di possesso sia in fase di non possesso, perché secondo me il nostro problema principale è proprio questo. È un aspetto sul quale possiamo crescere, perché non si tratta soltanto di una questione fisica. Si corre molto di più rincorrendo gli avversari che restando sulle proprie posizioni, mantenendo i riferimenti e aggredendo al momento giusto.

Alla fine si percorrono anche 40-50 metri di corsa, ma cambia completamente il tipo di sforzo: è diverso correre per rincorrere l’avversario rispetto a quando devi mordere, andare a pressare e recuperare il pallone. Per questo dobbiamo essere bravi a leggere le situazioni e a occupare gli spazi nel modo migliore possibile.

Salve mister, dobbiamo aspettarci qualche novità di formazione per domani? Volevo chiederle se Šutalo si riprende un posto al centro della difesa, come sta Pinamonti per l'attacco e qual è la situazione del rientro di Pellegrini

Sì, Pellegrini è rientrato e oggi partirà con noi. La società ha deciso così ed è a tutti gli effetti un giocatore a disposizione. Sulle altre questioni preferisco non rispondere, perché rischierei di dare dei vantaggi agli avversari. Domani vedremo: cercheremo sicuramente di mettere in campo la squadra migliore possibile.

Mister, lei insiste molto su umiltà, lavoro e passione. Sfide come quella contro la Juve spesso si preparano da sole sul piano delle motivazioni; al di là dell'atteggiamento, sotto quale aspetto tecnico o tattico si aspetta la prova di maturità più importante dalla squadra?

Dobbiamo evitare quei blackout di 15-20 minuti che stiamo avendo ultimamente. Anche contro il Monza, dal 56’ in poi, abbiamo sofferto parecchio. È vero che in quei 10-15 minuti avrebbero potuto segnare anche tre gol senza rubare nulla, viste le quattro occasioni nitide che hanno avuto. Contro il Milan è successa una cosa simile: siamo stati bravi a rientrare in partita, ma anche lì abbiamo attraversato un momento di grande difficoltà. Lo stesso è accaduto contro il Venezia, con 20-25 minuti di blackout.

Credo che dobbiamo lavorare proprio su questo aspetto: evitare di subire imbarcate, leggere meglio le situazioni e riuscire a mantenere il campo in maniera più efficace. È questo che sto chiedendo alla squadra e che dobbiamo assolutamente migliorare. Finora ci è andata bene, ma non possiamo pensare che sarà sempre così. Quando hai un portiere che ti salva con quattro o cinque interventi, significa che stai mettendo una pezza a problemi che dobbiamo risolvere. Se vogliamo continuare a stupire e a far parlare di noi, dobbiamo necessariamente crescere sotto questo aspetto

Un giocatore chiave ma più 'silenzioso' sembra essere Taylor: il suo lavoro da equilibratore è decisivo per far funzionare la catena di sinistra con Tavares e Zaccagni. Quanto conta per i suoi equilibri e si aspetta da lui un contributo ancora maggiore in zona gol?

Quando giochiamo sulle catene, è fondamentale avere un giocatore che sappia farle funzionare bene, che si abbassi per aiutarci a costruire il gioco e che sia efficace anche nella prima pressione. A lui ho fatto i complimenti perché, soprattutto all’inizio, non pressava in questo modo. Adesso, invece, quando lo fa con convinzione, sa essere molto efficace.

Per noi è un giocatore importantissimo, sia in fase di possesso sia in fase di non possesso. Magari qualcuno pensa che si veda poco, ma io vedo quello che fa e quello che dà alla squadra. È normale che anche i suoi tagli e i suoi movimenti ci offrano grandissime soluzioni quando sviluppiamo il gioco sulle catene.

Poi, nella zona centrale, dobbiamo essere bravi a capire quando coinvolgerlo e quando, invece, scegliere altre soluzioni. È una questione di occupazione degli spazi, di movimenti e di capacità di sviluppare il gioco nel modo corretto. Da questo punto di vista, devo dire che per me sta facendo molto, molto bene.